La 12a Biennale si pone come momento aggregativo di culture e tendenze all’insegna di una ritrovata fiducia nell’architettura come arte del costruire spazi in cui l’uomo, come individuo e come comunità, realizza i suoi ideali e dà vita alla sua civiltà.
Il processo di progettazione viene dunque inteso come ricerca delle funzioni degli spazi e delle connessioni tra le loro parti attraverso trasparenze o diaframmi, fisici e psicologici, suggeriti dalla massima attenzione all’uomo, alla natura, alla qualità della vita sociale.
Da qui, People meet in Architecture, che vuole anche dire We become people in Architecture; ossia nella res publica, negli spazi di vita quotidiana in cui organizziamo la nostra civiltà, in cui ci riconosciamo, di cui siamo artefici e fruitori, che coronano il nostro sforzo di costruire la nostra civiltà, che ci fanno essere uomini e società.
La 12a Mostra Internazionale di Architettura è dunque incentrata - come spiega il suo Direttore Kazuyo Sejima - sull’idea di riconsiderare le potenzialità dell'architettura nella società contemporanea, in un secolo in cui mai come prima persone, culture ed economie sono interconnesse strettamente tra loro, dando luogo a stili di vita in continuo divenire, simbolicamente incapsulati all’interno di un involucro che è proprio l’involucro architettonico.
Così, gli spazi architettonici dell’Arsenale e del Palazzo delle Esposizioni di Venezia, sale di varie dimensioni e portatrici ognuna di diverse suggestioni storiche, diventano spazi espositivi in cui ogni partecipante crea un nuovo progetto all’interno di un contesto unico, rivelando la propria risposta al tema della mostra attraverso la mediazione del luogo, così che l’atmosfera dell’esposizione si genera da una pluralità di punti di vista.
Ogni partecipante ha quindi proposto un diverso rapporto tra l’architettura e l’uomo, uno scenario unico in cui l’individuo si relaziona all’architettura, l’architettura all’individuo e l’individuo a se stesso e agli altri.
Emblematica di questa concezione dello spazio architettonico è secondo noi l’installazione Cloudscapes by Matthias Schuler di Transsolar + Tetsuo Kondo Architects. Una delle più suggestive di questa Biennale, l’installazione obbliga a una nuova lettura e a una nuova esperienza dello spazio, illustrandone la sua mutevolezza in relazione al mutamento delle condizioni microclimatiche e all’interazione tra queste e l’uomo.