Il BorderLINE Manifesto è radicale: all'origine dell'idea di architettura non c'è la casa ma la linea: gli architetti non costruiscono case, non creano spazi, semmai disegnano, partendo da linee. Linee che di per sè non creano spazi, fintanto che appaiono su superfici bi-dimensionali, quelle della carta e del computer, ma che lo spazio rappresentano.
La linea, quindi, è intesa come elemento primordiale di espressione per l'architetto, come medium che rappresenta l'idea di architettura tanto quanto la rappresenta una casa; la linea è la materia di base dell'architettura, da cui l'idea di architettura trae origine.
Se questa è la dichiarazione del manifesto, per illustrarla in Biennale i suoi ideatori, Andor Wesselényi-Garay e Marcel Ferencz, hanno fatto ricorso ai disegni dei colleghi architetti ungheresi (ne sono esposti 195, di 69 studi) e a un allestimento incentrato sull'impiego di una linea che potremmo chiamare "tri-dimensionale". Tale linea resta intesa come traccia lasciata nello spazio del disegnare, ma "si mostra" con caratteristiche fisiche, proprio per ricondurre il visitatore all'esperienza fondamentale della creazione dell'architettura, alla sua origine, alla sua materia di base; cioè per tornare, appunto, alla linea.
Come? L'installazione fa muovere i visitatori in uno spazio non architettonico ma architettonicamente organizzato, reso architettonico grazie alla sospensione al soffitto di composizioni di matite disposte in modo tale da suggerire un percorso e un ambiente entro cui muoversi, scandito da una successione di "colonne" e "partizioni", costituite semplicemente da linee "tri-dimensionali", ovvero linee che, avendo acquisito una loro fisicità, possono a ragione definire lo spazio architettonico entro il quale il visitatore si muove.
Perchè il BorderLINE Manifesto e People meet in architecture? Perchè l'atto del disegnare è il legante dell'attività quotidiana dell'architetto; è - dice il curatore dell'installazione, Andor Wesselényi-Garay - "il comune denominatore dell'attività quotidiana di tutti gli architetti, al di là di ogni nazione. Il disegnare è lo spazio comune. Le persone si incontrano nel disegno".